LE STORIE NELLE FOGLIE

Foto S.G.

LE STORIE NELLE FOGLIE

Le foglie sono cadute da un pezzo e quelle che sono ancora in giro, che non sono ancora state disfatte dal freddo invernale, inzuppate dalla pioggia e seccate dal vento, restano tenaci, ancorate a quello stato che, prima o poi, non sarà più.
Sono foglie morte ostinate, non hanno più linfa, come certe storie, che sono finite ma non ancora raccontate, e aspettano che qualcuno le trasformi in parole.
Certe storie sono come le foglie nelle pozzanghere, sono bagnate e fangose.
Sono storie indecise che avrebbero voluto un venticinque dicembre per nascere in un libro, con la fotografia di un albero carico di neve sulla copertina, e il silenzio fuori dalla finestra mentre le leggi.
Queste storie, come le foglie, si frantumeranno e svaniranno: immaginazioni mai raccontate che resteranno là, sospese, in attesa del disgelo.
Poi cadranno dai rami, come la neve appesantita sotto la pioggia, e fuggiranno in rivoli d’acqua, a bagnare la terra.

 

 

 

CI MANCA LA PRIMAVERA – DIVAGAZIONI SU PAROLE ALTRUI

CI MANCA LA PRIMAVERA – DIVAGAZIONI SU PAROLE ALTRUI 

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DI OTTOBRE

Ottobre sono 31 giorni che si accorciano. Ottobre sarà pure maschio ma la castagna e la vendemmia sono femmine. Sul genere del vino potremmo discuterne a lungo. Ottobre regala tramonti brevissimi che tolgono il respiro e ti stupisce con albe rosa, anche se non sei in riva al mare. Ottobre è il primo golfino di lana, è sentire le mani fredde. Domenica otto ottobre c’era il cielo azzurrissimo e il sole scaldava, che sembrava estate. Ma l’estate è puttana. Ottobre no. Non è per tutti. Non vuole esser pagato. Non ti sorride per forza. Ottobre ad una certa ora chiude la porta. E se ti ha invitata a casa sua ti chiederà di restare a dormire.

 

D’ESTATE

Da ottobre all’estate: è un click la macchina del tempo.

L’estate comincia il giorno più lungo, che lei da subito fa l’esagerata.

L’ estate è puttana, già lo sai. L’estate la da via a tutti e a tutte.  E’ scollata e avvenente. E ti urla sfacciata vivimi, vivimi tutta, credimi io non finirò mai. L’estate è bugiarda, ma è bello credere alle bugie in estate. L’estate è una grande bellezza, è fiori sgargianti, gerani ai balconi che non sfioriscono mai.  Nei giorni assolati ti si incolla addosso e ti toglie il fiato e anche un po’ il senno.

L’estate ti inganna all’alba con una timida frescura, che presto si arrende al solleone ruggente e tu cadi ai suoi piedi, preda languida pronta al sacrificio per la lunga notte che ti attende. L’estate non contempla sonni lunghi e ristoratori, è il trionfo della veglia, è fare tardi a tutti i costi, per vedere l’alba  ma sentirsi ancora nel giorno prima.

L’estate è dei bambini e dei grandi, una democratica di antica scuola, fa contenti tutti, nonni, zii, e cugini che abitano lontano e che vivono solo al mese di agosto.

L’estate: siamo tutti bellissimi e abbronzati, nudi quanto basta per accendere il cerino della passione che però non brucia per l’eternità come i tre fiammiferi di Prévert.

L’estate finisce il 15 agosto ma tu fai finta di niente  fino a settembre, e anche un po’ ad ottobre e ogni volta che il sole ti scalda un po’ di più dici che oggi sembra estate, come a San Martino, che però è già novembre. A dicembre invece dici che è già Natale, ma questa storia la leggi voltando la pagina.

 

D’INVERNO

A dicembre, si diceva, è già Natale. Ma del Natale ne hanno scritto tutti, santi poeti e navigatori. I navigatori si sa tornano sempre a casa per Natale, con i doni esotici delle Indie, che lo zenzero e la cannella mica li hanno inventati in Scandinavia quelli dell’Ikea. L’inverno nasce il 21 dicembre, un giorno cortissimo che è subito sera, ma senza scomodare Quasimodo.

L’inverno ha scarpe pesanti perché è una stagione con i piedi per terra. Cammina a passi veloci fino al 6 gennaio, un giorno disgraziato che tutto si porta via e poi finalmente rallenta, perché arrivare al 31 è tutta una salita. L’inverno ama i silenzi delle notti limpide, quando brillano tutte le stelle che non sono cadute a San Lorenzo. L’inverno non esprime i desideri, ma se guardi il cielo dentro un abbraccio vuol dire che si sono avverati.

L’inverno è la sciarpa colorata, perché non posso stare senza. Vorrei averne trecentosessantacinque ma gli emisferi sono solo due e non potrei mai indossarle tutte. L’inverno sarebbe profumo di legna che brucia nel camino ma ci sono le caldaie a condensazione che sono la morte del romanticismo. Il riscatto sta nel piumone e in tutto quello che ci avviene sotto.

L’inverno a febbraio è ancora inverno, ti tradisce un poco perché allunga le giornate e alle cinque e ancora chiaro e pensi che sta arrivando la primavera, ma domani mattina ti sveglierai con una gelata coi fiocchi, oppure con i fiocchi che scendono dal cielo.  Perché l’inverno è la neve, non me la sono mica dimenticata. La neve ce l’ho nel cuore perché quando nevica sono felice. E quando dico felice voglio dire fe-li-ce. Rido, la mangio, la tocco, ci faccio le palle e i pupazzi, la respiro, la calpesto, mi viene voglia di ballare. Ops, ci ho preso la mano.

L’inverno è pure a marzo, che però sa già di primavera per via dei giacinti che sbocciano e delle vetrine con i colori pastello.

L’inverno lo aspetto alla fermata dell’autobus.  E mi sembra che non arrivi mai.