GLI ELEMENTI NECESSARI

Foto S.G.

 

Due bocche

che non potevano baciarsi.

Il respiro

che era sospeso come un apostrofo tra l’articolo determinativo e

il sostantivo indefinito.

Il futuro che spezzava il cuore e

le porte che erano chiuse davanti al mare.

Il passato che non si accontentava del silenzio e

l’ombra che non aveva la forza dell’oblio.

Quel silenzio che prolungava l’istante.

La tristezza che aspettava il suo turno insieme

alla disperazione che lottava per il primo posto.

Il desiderio che voleva cambiare nome e

l’incertezza che non arrivava mai in ritardo.

Una canzone che era appena iniziata.

L’esitazione che si ricordava la prima volta.

catena

Dietro questa porta bianca chiusa

Dietro questa scrivania grigia

Davanti a questo schermo

Dopo la pioggia di questo venerdì

Niente di più e niente di meno

che un’attesa.

Dolente a suo modo

e languida per attitudine.

Tuttavia

solo un pretesto.

In un istante non c’è più tempo:

il vento bianco

il soffio leggero

un piccolo mare con un’isola verde

e una lanterna spenta.

Nel mare c’è una barca quasi ferma

con un pescatore.

Il sole calante

arancio all’orizzonte.

Dietro questa porta bianca chiusa

si sente, ora,  un respiro opaco

 

UNA VITA E’ TROPPO POCO

Mi succede che non ho parole.

Come avere la bocca asciutta.

Anzi asciugata.

Mi succede che sono lì e non so cosa dire come un’ebete, o quasi.

Cerco dentro di me le parole giuste e non le trovo, come se tutto il mio vocabolario fosse stato cancellato o rubato, o alla peggio, non ci fosse mai stato.

Sono lì in un qualche luogo, che potrebbe essere in qualsiasi posto del mondo, ma con la natura annullata, senza canto di uccelli, rumore di vento, pioggia, stormire di fronde.

Nulla che mi possa ispirare un paragone, una parola da dire, ecco mi sento come quest’acqua di torrente che viene giù a cascatelle, che bagna l’erba e la rinfresca, un torrente allegro…

No, nulla.

Mi sento anestetizzata, addormentata, intorpidita.

Mi sento appiccicata a terra, bloccata.

Un’immagine che procede a scatti lenti, come un dvd graffiato che distorce voce ed immagine, mescola pixel creando un caos fine a se stesso.

Mi sento disordinata.

Disorientata.

Ho trovato le parole per dire come sono. Ma non le parole da dire.

Quelle non le possiedo.

Apparterranno ad un’altra lingua, quella che parlano i saggi e i folli non comprendono, e mai impareranno.

I folli.

 

“Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? …perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo. Un puntino nell’universo. I tramonti mi piacerebbe vederli con mia madre, e con una donna che amo, magari. Invece le notti mi piacerebbe passarle da solo, o con una bella troia, che è meglio che da solo” (MEDITERRANEO)