Rosso di Venere allo Specchio

Diego Velazquez, Venere allo Specchio

 

 

 

Un riflesso è una forma di infinito,

ti guarda dallo specchio con occhi d’argento.

 

Ascolta quello che non vede

e se domandi udienza non risponde.

 

Appare come un paradosso

srotolando un arcano raccontarsi.

 

Il suo corpo è sfuggente.

La sua mente non concede finzioni.

 

Sogna il vero e vive il sogno

disperdendo intraducibili responsi.

 

Puoi conoscerne il nome

se interrompi

quel tuo vivere il pane quotidiano.

 

Sembrerai al mondo un ladro

o un mistico strano

o un camaleonte.

 

Sarai per lo specchio

materia astratta,

materia trasparente.

 

Ti vestirai del suo argento.

E così, semplicemente,

ti vedrai.

 

Rosso Che Mi Tormenta

 

 

Esiste il suo movimento e la sua forma,

senza spigoli, rotonda.

 

E’ un desiderio di profanare un sogno sacro

 e riscriverlo con il calore dei versi.

Ma per ora voglio cullarmi nel piacere della ricerca

 e nell’incanto della scoperta.

Potrei dire che la barricata si distrugge,

ma solo dopo esservi saliti sopra

e avere visto che cosa si nasconde dall’altra parte.

E così finirebbe la storia di una fuga,

con un orizzonte che sfuma in un miraggio.

Mi muovo piano con il respiro docile, trattenuto.

Questo privilegio mi tormenta, ma non mi danna.

Non mi porta alla rovina, ma all’essenza.

Rosso Incendiato

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Tramonto Veronese. Sottotitolo: Tramonto Caustico. Nessun diritto riservato. Perchè il sole se ne fotte dei diritti. Lui tramonta.

Rosso incendiato. Dopo la pioggia, uno squarcio di sereno che illumina l’orizzonte della campagna. Un fuoco nel cielo. Un fuoco finto. Le fiamme ce le vedo io. Ce le vedono un po’ di tutti. Non serve essere sensibili sopra la media per guardare un po’ stupiti un tramonto. Poi uno bravo ci scriverebbe una poesia. Oppure un racconto, un libro, dove il tramonto accompagna un pezzo della storia, un momento. Riflessivo. Romantico. Per restare nel banale. Il sole tramonta tutti i giorni. Ancora più banale. Certi tramonti escono meglio di altri. A volte va giù che non te ne accorgi nemmeno. "Ed è subito sera". Quasimodo. Come la campagna. Ah, la campagna. Quante poesie sulla campagna. Uh! Ah! Per me la campagna non è poetica, in autunno. Ecco, veramente nemmeno in primavera. Non è poetica mai. Eppure mi piace, soprattutto in estate. Il caldo che ronza. Ma la campagna in autunno no. Non è che vedi l’aratro con i buoi. "Nel campo mezzo grigio e mezzo nero/resta un aratro senza buoi che pare/dimenticato tra il vapor leggero…" Pascoli. Niente buoi. Niente poesia. Magari in estate ci vedo una mietitrebbia e mi vien fuori una rima, ma dubito. I meli fioriti son belli. Anche le mele poi, le vedi belle rosse e verdi, quando sono mature. "Quella dolce mela che su alto ramo rosseggia, alta/sul più alto; la dimenticarono i coglitori no/non fu dimenticata invano tentarono di raccoglierla…" Saffo tradotta da Quasimodo.

 

LaPoetessaRossa non ci vede poesia nella campagna. LaPoetessaRossa non è poetessa, ma scrive. Ha scelto questo nome perché è ambiziosa, un nome che è un’assonanza, perché le piace questa figura retorica. Le piace il rosso ma anche il fucsia. Ma LaPoetessaFucsia suonava male. LaPoetessaRossa ha anche un nome vero molto poetico. Si chiede da un po’ di tempo cosa sia la poesia. Lei è contenta quando scrive. Sì perché una volta scriveva solo quando era disperata, invece adesso riesce a farlo anche quando è serena, o addirittura felice.   Tornando all’ambizione, la sua non è quella di diventare un gran nome. In ambito suo, e suo malgrado, è già famosa abbastanza (non può nemmeno andare al ristorante a duecento chilometri da casa che c’è sempre qualcuno che la riconosce). La sua ambizione è quella di esprimere se stessa, in questo spazio. E’ uno spazio. E’ circoscritto. E’ dilatabile. E’ nella rete. E’ rischioso. E’ attraente. E’ falso. E’ verissimo. E’ pericoloso. E’ un blog. Il mio blog.

Quarantaseiesima Divagazione

IL TEMPO DURA QUELLO CHE DEVE

 

Il tempo dura quello che deve.

Non manca l’autunno

se cade la foglia rossa e matura la mela.

Ma lascio indietro

girato e svolto

un motivo caldo per abbracciarmi

a te.

Misura di un momento

tutto percorso

a indovinare

l’angolo convesso.

Perché si specchia

nello specchio delle brame

quel saper di non sapere mai

l’esatto momento di quel tempo:

e quell’ incanto

che si svela senza dire

anela ad un istante

che pare,

ma non è mai,

il suo morire.

RossoPensiero 17

ErrePi 17

allora ieri sera c’era e bussava e soffiava. il vento del nord con il suo profumo. e quando soffia io devo mettermi lì e ascoltarlo. perchè lui è ritornato. non solo per me lo so, ma lui sa che io lo aspetto. perchè ieri sera il cielo era azzurrissimo, percorso solo dalle scie degli aerei, che doveva essere uno spettacolo stare lassù immersi dentro questo mare limpidissimo di azzurro. e il sole giallo all’orizzonte dietro gli alberi e dietro le montagne si incendiava. e il vento soffiava. e gli uccelli volavano neri nel cielo, stormi d’uccelli neri com’esuli pensieri nel vespero migrar… quando il mio vento soffia scompiglia capelli e pensieri, crea vortici agli angoli delle strade, e le foglie girano su questa giostra, e si divertono prima di posarsi a terra, che poi quando il mio vento soffia continua a giocar con loro e le fa correre e danzare e viaggiare. e allora io sono lì, con il vento addosso, che giuro, è come fare un bagno nel mare di notte, nudi; e come una carezza perfetta e piena, che sparge brividi ovunque, così intensi e imprevedibili, che mi stordiscono. e devo cavalcare questo vento, farmi portare dove vuole lui, che però mai ti avvisa quando svolta, è lui che vince sempre. poi il sole è tramontato e sono arrivate le stelle e il cielo di ieri sera era un altro dono perfetto: e ho dato la buonanotte guardando le pleiadi.