CANZONE DELLA FOLLIA

CANZONE DELLA FOLLIA

Foto S.G.

Non c’è nessuno che gira per il parco

Nessuno tanto pazzo come me, che sto cercando un varco

Un buco nero per sfuggire a non so bene cosa

Un buco nero che se lo trovo poi ci pianterò una rosa

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Non ci sono pericoli, bestie feroci, che so, una mina

Anche se, sì, ci vorrebbe un’esplosione

Qualcosa che mi scuota dal mio essere un coglione

Dal perdermi senza  bussola in mezzo alla natura

Per ritrovarmi ancora incollata la paura

Che non trovo il mio posto in questo mondo maledetto

Che certi giorni sai non mi alzerei dal letto

Non c’è nessuno nemmeno un padrone con il cane

Il mio mi tiene al guinzaglio se no soffrirei la fame

Non c’è nessuno non c’è neppure una panchina

Niente di nuovo in questa gelida mattina

Solo le vecchie facce che mi dicono buon anno nuovo

E un chiocciare di galline che hanno appena fatto l’uovo

Non c’è speranza, non c’è nemmeno redenzione

Quando scegli di essere il diverso in mezzo alle persone

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Solo foglie e pozzanghere pezzi di legno e una lattina

Di birra doppio malto che comperi al supermercato

Che le darei un calcio per sentirmi realizzato

E invece come mi insegna la buona educazione

La raccolgo da terra e poi la butto nel bidone

Guardo l’orologio e capisco che si è fatto tardi

Devo tornare al mio posto e sopportare quegli sguardi

Non è più il tempo di sognare ad occhi aperti

Questa canzone senza musica non la suoneranno mai ai concerti

Ora mi siedo correttamente dietro a quella scrivania

E invento il mio equilibrio dentro alla follia

 

LE STORIE NELLE FOGLIE

Foto S.G.

LE STORIE NELLE FOGLIE

Le foglie sono cadute da un pezzo e quelle che sono ancora in giro, che non sono ancora state disfatte dal freddo invernale, inzuppate dalla pioggia e seccate dal vento, restano tenaci, ancorate a quello stato che, prima o poi, non sarà più.
Sono foglie morte ostinate, non hanno più linfa, come certe storie, che sono finite ma non ancora raccontate, e aspettano che qualcuno le trasformi in parole.
Certe storie sono come le foglie nelle pozzanghere, sono bagnate e fangose.
Sono storie indecise che avrebbero voluto un venticinque dicembre per nascere in un libro, con la fotografia di un albero carico di neve sulla copertina, e il silenzio fuori dalla finestra mentre le leggi.
Queste storie, come le foglie, si frantumeranno e svaniranno: immaginazioni mai raccontate che resteranno là, sospese, in attesa del disgelo.
Poi cadranno dai rami, come la neve appesantita sotto la pioggia, e fuggiranno in rivoli d’acqua, a bagnare la terra.

 

 

 

NUMERO CINQUE

Foto S.G.

NUMERO CINQUE

Il tuo vagare monotono sta in una fotografia in bianco e nero.
Per strada non incontri nessuno.
C’è silenzio in questa notte che per te non ha nulla di santo, una notte come le altre, fatta di passi nelle vie deserte, senza sorprese dietro gli angoli, mani in tasca, dita che giocano con una moneta.
Conosci a memoria il percorso, come l’insonnia che ti ammala questa notte, come i sogni che avresti voluto sognare se mai il sonno buono ti avesse raggiunto.
Invece sei qui, dentro questo dedalo di svolte che non ti cambieranno la vita, senza un filo di Arianna da seguire perché tanto non ti perderai.
Cammini come un pellegrino ma non hai uno zaino sulle spalle né troverai una locanda pronta ad accoglierti.
La notte è lunga, si misura in passi e brevi soste.
Che se arrivi in anticipo poi dovrai aspettarla, l’alba del giorno nuovo.

 

la nera dentro

la nera dentro (una storia a due ruote)

nessuno osa dargli un altro nome
o un accento per quel là
e dove poi?
dentro
dove niente basta mai e tutto
è sempre troppo poco
un affaccio sul precipizio
un argine rotto
che per chiedere aiuto
ci si affida all’ebbrezza o al silenzio
si scrivono parole sbandate o ardite
il respiro porta dentro
tutte le strade del mondo
quel respiro trattenuto
che si scioglie nell’odore tiepido e dolciastro
quando torni con i piedi per terra

ma il cuore che vola per sempre nell’isola bianca

 

 

NON IN SUPERFICIE

NON IN SUPERFICIE

La speranza è uno strappo nel cielo stellato,

un’aspirazione insostenibile che decora le pagine del diario,

quelle scritte fitte ed eterne

quelle lucide e indecise .

I mesi, gli anni sono trascrizioni immaginarie,

verità previste come di piccole cassandre e qualche bugia ,

che se leggi Pinocchio sorridi, ma qui, no.

In tutti i luoghi della vita, reali e necessari,

il paesaggio non è mai cambiato,

è rimasto inesatto, fedele solo all’errore

o alla stupidità.

Le parole migliori stasera sono

sole sogno esistenza felicità,

parole lontane,

alternative ad abisso e oblio