IL VIZIO


Foto S.G.

il vizio è congenito difetto
di qualunque dna
il vizio è la tristezza
come la crepa del muro
il vizio non ha prezzo

e quando sei un poeta del cazzo
ti abitui a graffiare le tue verità
ti abitui a tosare i concetti come le pecore nere

e quando sei un poeta del cazzo
innesti la tua sporca visione del mondo
dentro qualche pensiero scaduto
come il latte dentro il cartone dimenticato nel frigorifero da una settimana

e quando sei un poeta del cazzo
i misteri della tua mente ti trascinano sul fondo
e inseguono la sirenetta che poi cresce e il film finisce
e non vissero felici e contenti

quando sei un poeta del cazzo
ti appoggi al bastone
senti la sete dell’universo
hai la fame della iena e ridi
come una iena

quando sei un poeta del cazzo
sei come una dea che cala improvvisa sulla terra
sei immortale come quelle idee incapaci di  cambiare il mondo
sei neve sciolta che svanisce in fango

il vizio è il velo
è il nascondiglio della sposa
dieci passi più uno sbagliato
perché sei ancora una principiante

GLI ELEMENTI NECESSARI

Foto S.G.

 

Due bocche

che non potevano baciarsi.

Il respiro

che era sospeso come un apostrofo tra l’articolo determinativo e

il sostantivo indefinito.

Il futuro che spezzava il cuore e

le porte che erano chiuse davanti al mare.

Il passato che non si accontentava del silenzio e

l’ombra che non aveva la forza dell’oblio.

Quel silenzio che prolungava l’istante.

La tristezza che aspettava il suo turno insieme

alla disperazione che lottava per il primo posto.

Il desiderio che voleva cambiare nome e

l’incertezza che non arrivava mai in ritardo.

Una canzone che era appena iniziata.

L’esitazione che si ricordava la prima volta.

DISPERSIONI

DISPERSIONI

Seguivano le tracce di foglietti illustrativi.
Inghiottivano il principio attivo delle briciole
senza conoscerne gli effetti indesiderati.
Camminavano così,
con lo sguardo a terra per non perdersi nemmeno la più piccola
e per non inciampare nelle ombre dei sogni
non dormivano mai.
Si amavano
come gli inganni che tesse l’indifferenza.
I loro visi si infiammavano,
si scompigliavano i capelli
ma erano solo crudeli ipotesi
in libri che nessuno avrebbe scritto mai.
Affondavano così
con una pietra appesa al collo per essere certi di affogare.
Si amavano senza limiti
su letti che non rifacevano mai
e passavano attraverso gli specchi dei motel
scambiando un incantesimo con il debito dell’anonimato.
Lui era un tecnico delle luci.
Lui era un professore di ottica astronomica.
Si erano conosciuti in un cinema a luci rosse.
Si amavano al buio.

   (Ferrara, 2017)

SUCCESSIONI

 

 

SUCCESSIONI

Puoi lasciarti raggiungere.
Essere meta.
Luogo d’ombra che protegge
o luce tiepida,
una promessa di riposo, mantenuta.

Puoi sentire salire la marea notturna
acqua nuda mescolata al cielo.

Sei la bocca assetata che non chiede sollievo.

Ti scava, dentro, un amore,
un movimento di deriva,
da un tempo vecchio.

Sei uno schiocco secco, di frusta, nel presente.
Sei passato di polvere, a cui non si domanda.

 

ὕλη

 

il bosco ha foglie secche

di cento anni

la terra morbida profuma

di funghi e pioggia di ieri

 

il cielo è l’azzurro

spaccato dai contorni dei rami

il corpo sulla terra

una lumaca sulla foglia

 

dentro riposa una specie di amore

e qualche ortica

come la vita

che ha nelle screpolature di oggi

l’imperfezione viva

dei sogni avverati