DISPERSIONI

DISPERSIONI

Seguivano le tracce di foglietti illustrativi.
Inghiottivano il principio attivo delle briciole
senza conoscerne gli effetti indesiderati.
Camminavano così,
con lo sguardo a terra per non perdersi nemmeno la più piccola
e per non inciampare nelle ombre dei sogni
non dormivano mai.
Si amavano
come gli inganni che tesse l’indifferenza.
I loro visi si infiammavano,
si scompigliavano i capelli
ma erano solo crudeli ipotesi
in libri che nessuno avrebbe scritto mai.
Affondavano così
con una pietra appesa al collo per essere certi di affogare.
Si amavano senza limiti
su letti che non rifacevano mai
e passavano attraverso gli specchi dei motel
scambiando un incantesimo con il debito dell’anonimato.
Lui era un tecnico delle luci.
Lui era un professore di ottica astronomica.
Si erano conosciuti in un cinema a luci rosse.
Si amavano al buio.

12 pensieri su “DISPERSIONI

  1. Un racconto scritto in poesia con finale a sorpresa e l’eterna lotta tra luce e buio. Decisamente inusuale. 🙂

  2. Che bello!! Atmosfera surreale e vagamente felliniana (perché Ferrara?, sei troppo avanti per me…). Una sequenza di immagini evocative e incongruenti, la libertà generativa del sogno.
    Usi le parole piegandole a tuo piacimento. Le illumini di nuova luce, in questo “scattering” di immagini, sequenza asincrona, montaggio casuale, come un vagare e rimbalzare di particelle nel vuoto…
    Bravissima.

    • Avevo letto tempo fa che a Ferrara c’ era un cinema a luci rosse dentro una chiesa sconsacrata. Mi è rimasto impresso. A Ferrara c’è anche la nebbia ;-)…vedi la nebbia c’era eccome, anche se non me la ricordavo. Ci vedi lontano tu! sono felice che ti sia piaciuta! Grazie!

  3. Hai ragione, c’avevo visto giusto, nel buio…
    E’ meraviglioso questo tuo brano. Le parole arrivano e cadono giuste. Del taglio, nel posto giusto.
    Ogni frammento è bastante di per sé, tasversale in movimento, spiazzante ed evocativo al contempo.
    Un brano che è un viaggio attraverso tante cose. Anche la nebbia, sì, soprattutto all’inizio.
    Ancora brava.
    Me lo rileggo un altro po’, a voce alta…

    • …giusto, a voce alta è perfetto. È la nota che non ho messo. Ma che hai saputo intuire.

  4. Mi vengono tanti pensieri, salgono su dal petto e arrivano in testa ma quando tento di renderli o di chiarirli,; quando cerco di renderli palesi o di tradurli in parole, in termini o concetti ecco che si trasformano in un caos assolutamente incomprensibile. Tutto è però molto bello, intenso e mi sento bene. Mi perdoni ?

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