CANZONE DELLA FOLLIA

CANZONE DELLA FOLLIA

Foto S.G.

Non c’è nessuno che gira per il parco

Nessuno tanto pazzo come me, che sto cercando un varco

Un buco nero per sfuggire a non so bene cosa

Un buco nero che se lo trovo poi ci pianterò una rosa

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Non ci sono pericoli, bestie feroci, che so, una mina

Anche se, sì, ci vorrebbe un’esplosione

Qualcosa che mi scuota dal mio essere un coglione

Dal perdermi senza  bussola in mezzo alla natura

Per ritrovarmi ancora incollata la paura

Che non trovo il mio posto in questo mondo maledetto

Che certi giorni sai non mi alzerei dal letto

Non c’è nessuno nemmeno un padrone con il cane

Il mio mi tiene al guinzaglio se no soffrirei la fame

Non c’è nessuno non c’è neppure una panchina

Niente di nuovo in questa gelida mattina

Solo le vecchie facce che mi dicono buon anno nuovo

E un chiocciare di galline che hanno appena fatto l’uovo

Non c’è speranza, non c’è nemmeno redenzione

Quando scegli di essere il diverso in mezzo alle persone

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Solo foglie e pozzanghere pezzi di legno e una lattina

Di birra doppio malto che comperi al supermercato

Che le darei un calcio per sentirmi realizzato

E invece come mi insegna la buona educazione

La raccolgo da terra e poi la butto nel bidone

Guardo l’orologio e capisco che si è fatto tardi

Devo tornare al mio posto e sopportare quegli sguardi

Non è più il tempo di sognare ad occhi aperti

Questa canzone senza musica non la suoneranno mai ai concerti

Ora mi siedo correttamente dietro a quella scrivania

E invento il mio equilibrio dentro alla follia

 

l’autunno buono

sdr

Un giorno ho scritto la lista dei buoni propositi.

Quella dei cattivi è pratica, è cura quotidiana.

Servono a nutrimento l’atto immorale, il pensiero nero,

la contraddizione ostentata.

Osservo le vite degli altri come una terapia del dolore,

dosando l’oppio della curiosità e la tentazione del giudizio.

Gli effetti si infilano nell’anima

e ritagliano il peso di bizzarri furori.

Fuori l’autunno grida sfacciato i suoi colori

buoni per i pittori digitali e i poeti risorti.

La poesia si riPosa

La poesia si riposa.
I versi sono stanchi, le figure retoriche quasi stremate. I grandi temi preferiscono il rifugio dei sogni e la vita quotidiana è un lago prosciugato dall’abitudine.
La poesia delle piccole cose è un esercizio il cui risultato non torna mai. Bisogna essere grandi poeti per saper dire anche quando non si ha, o non si ha più, nulla da dire.
Scrivere per disperazione è bulimia, è come trangugiare voracemente emozioni e su emozioni per poi liberarsi del loro peso, mettendo alla prova la complice pazienza dei fogli bianchi,
Io ci provo ogni tanto a mettermi lì davanti al foglio bianco, conosco la sua capacità di trattenere sempre e comunque anche la parola più dura, gli accostamenti più audaci.
Mi siedo e mi guardo dentro, passando dalla bocca scendendo giù fino alle viscere, esplorando il corpo segreto, per cercare dove si è nascosto il disagio, l’origine dell’emicrania o la sorgente della malinconia.
Ho scardinato così tante volte porte chiuse a chiave. Ho violato promesse fatte a me stessa ingannandomi con bugie perfette. Ho creato bellezza. Di questo sono sicura. Ho dato nobiltà all’indolenza. Dignità alle solitudini. Cercato il mio naufragio. Trovato, ma mai raggiunto, la mia Itaca.
Con la penna in mano guardo il cielo azzurro, la luce accecante del sole che satura i colori e con il naso in su riscrivo l’attesa e la nostalgia di un vecchio profumo di primavera.

PICCOLO ELOGIO DELL'ESSENZIALE

A volte ci si perde ad inanellare ragioni per spiegare.

Per dare una ragione alle cose.

Ci chiediamo il perché.

Se non si trova la risposta allora ce la inventiamo.

Se siamo creativi non ci diamo risposte banali.

Se siamo sensibili ci diamo risposte profonde.

Ci compiacciamo della nostra capacità di trovare la ragione delle cose.

Ce le ripetiamo, queste risposte perfette, tanto che pare sia stato qualcun altro a rivelarcele.

Il meccanismo ricorda un po’ quello che accadeva durante un compito di classe di latino o greco.

La versione tradotta non ha alcun senso.

Dopo la terza lettura sembra dire qualcosa.

Alla decima lettura la storia fila alla perfezione, non importa se Annibale attraversa le Alpi con 4000 elefanti (erano credo 40)  o Achille durante il combattimento imbraccia un aspide (al posto di uno scudo) per proteggersi.

Se siamo creativi – dicevo – non ci diamo risposte banali.

 

Peccato che durante un compito in classe fosse assai poco ragionevole tradurre le dieci righe con un semplice

 

FOTTITI

 

Ma questo non è un compito in classe.

 

E’ venerdì.

Mi si perdoni la poca poesia del concetto.

ESTINZIONI IMPOSSIBILI

il Buonsenso

Del senno di poi sono piene le fosse.

 

la Scienza

Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si trasforma.

 

la Filosofia

Panta rei.

 

Certe Verità regalano una consolazione che non ha prezzo.

Una consolazione. Appunto.

(Soundtrack: Via del Campo, Fabrizio De Andrè)