la nera dentro

la nera dentro (una storia a due ruote)

nessuno osa dargli un altro nome
o un accento per quel là
e dove poi?
dentro
dove niente basta mai e tutto
è sempre troppo poco
un affaccio sul precipizio
un argine rotto
che per chiedere aiuto
ci si affida all’ebbrezza o al silenzio
si scrivono parole sbandate o ardite
il respiro porta dentro
tutte le strade del mondo
quel respiro trattenuto
che si scioglie nell’odore tiepido e dolciastro
quando torni con i piedi per terra

ma il cuore che vola per sempre nell’isola bianca

 

 

NON IN SUPERFICIE

NON IN SUPERFICIE

La speranza è uno strappo nel cielo stellato,

un’aspirazione insostenibile che decora le pagine del diario,

quelle scritte fitte ed eterne

quelle lucide e indecise .

I mesi, gli anni sono trascrizioni immaginarie,

verità previste come di piccole cassandre e qualche bugia ,

che se leggi Pinocchio sorridi, ma qui, no.

In tutti i luoghi della vita, reali e necessari,

il paesaggio non è mai cambiato,

è rimasto inesatto, fedele solo all’errore

o alla stupidità.

Le parole migliori stasera sono

sole sogno esistenza felicità,

parole lontane,

alternative ad abisso e oblio

 

 

 

 

 

IL VIZIO


Foto S.G.

il vizio è congenito difetto
di qualunque dna
il vizio è la tristezza
come la crepa del muro
il vizio non ha prezzo

e quando sei un poeta del cazzo
ti abitui a graffiare le tue verità
ti abitui a tosare i concetti come le pecore nere

e quando sei un poeta del cazzo
innesti la tua sporca visione del mondo
dentro qualche pensiero scaduto
come il latte dentro il cartone dimenticato nel frigorifero da una settimana

e quando sei un poeta del cazzo
i misteri della tua mente ti trascinano sul fondo
e inseguono la sirenetta che poi cresce e il film finisce
e non vissero felici e contenti

quando sei un poeta del cazzo
ti appoggi al bastone
senti la sete dell’universo
hai la fame della iena e ridi
come una iena

quando sei un poeta del cazzo
sei come una dea che cala improvvisa sulla terra
sei immortale come quelle idee incapaci di  cambiare il mondo
sei neve sciolta che svanisce in fango

il vizio è il velo
è il nascondiglio della sposa
dieci passi più uno sbagliato
perché sei ancora una principiante

GLI ELEMENTI NECESSARI

Foto S.G.

 

Due bocche

che non potevano baciarsi.

Il respiro

che era sospeso come un apostrofo tra l’articolo determinativo e

il sostantivo indefinito.

Il futuro che spezzava il cuore e

le porte che erano chiuse davanti al mare.

Il passato che non si accontentava del silenzio e

l’ombra che non aveva la forza dell’oblio.

Quel silenzio che prolungava l’istante.

La tristezza che aspettava il suo turno insieme

alla disperazione che lottava per il primo posto.

Il desiderio che voleva cambiare nome e

l’incertezza che non arrivava mai in ritardo.

Una canzone che era appena iniziata.

L’esitazione che si ricordava la prima volta.

DISPERSIONI

DISPERSIONI

Seguivano le tracce di foglietti illustrativi.
Inghiottivano il principio attivo delle briciole
senza conoscerne gli effetti indesiderati.
Camminavano così,
con lo sguardo a terra per non perdersi nemmeno la più piccola
e per non inciampare nelle ombre dei sogni
non dormivano mai.
Si amavano
come gli inganni che tesse l’indifferenza.
I loro visi si infiammavano,
si scompigliavano i capelli
ma erano solo crudeli ipotesi
in libri che nessuno avrebbe scritto mai.
Affondavano così
con una pietra appesa al collo per essere certi di affogare.
Si amavano senza limiti
su letti che non rifacevano mai
e passavano attraverso gli specchi dei motel
scambiando un incantesimo con il debito dell’anonimato.
Lui era un tecnico delle luci.
Lui era un professore di ottica astronomica.
Si erano conosciuti in un cinema a luci rosse.
Si amavano al buio.

   (Ferrara, 2017)