ODE AL DISORDINE

Ammucchio i misfatti nei cassetti
nel disordine dei golfini sulla sedia
e i reggiseni appesi alla maniglia della porta
nella relazione finita sotto le cartellette azzurre
un tabulato di dieci pagine smembrato
come i calzini spaiati nella tana di un millepiedi.
Ogni spazio libero è un’India da colonizzare
o la conquista del West
che finisce come la caccia all’oro nel Klondike.
I giallini appiccicati sullo schermo del computer
sono la cornice di un quadro dadaista di Remember.
Ma i biglietti per la mostra dove li avrò messi?
Il segnalibro del libro che sto leggendo!
Uno dei magnifici sette sul comodino.
Il disordine meticoloso rispetta la teoria della sostenibilità della diffusione.
Che qualcuno ci provi a confutarla.
Io nel mio mondo stropicciato trovo tutto.

POESIA PER CHI NON CAPISCE LA POESIA

Foto S.G.

Metto in fila parole in modo irresponsabile
come una lista della spesa per non dimenticare
la pasta i biscotti il sapone un etto di prosciutto.
Tu le leggi mentre guidi contro mano
sgranocchiando i biscotti a forma di cuore.
La poesia percorre il senso vietato della vita.
All’inizio trovi un cartello: io non posso entrare
e sorridi perché non conosci un cane che legge le poesie.
Mi impari a memoria per non sbagliare strada.
Ci sono i lavori in corso
spezzano l’ultima rima e ti perdi
nel dedalo delle allitterazioni.
Ti ritrovi all’angolo di via Tasso con via Leopardi
e ti domandi come mai gli animali abbondino tra i poeti.
Il verso del tasso ti ha sempre incuriosito.
Il finale del componimento ti lascia perplesso:
è una strada senza uscita.

4 MARZO 2018

La nostalgia ha tutte le risposte
quelle che vorresti dare alle domande sciocche
e le scriveresti sui muri
cose tipo w la figa
il comunismo è morto
votare è come pulirsi il culo con i coriandoli.
La x (ics) indica il punto dove scavare.
Perché ti ricordi di quando ci credevi davvero
agli asini volanti che si libravano nel cielo?
Ecco, quegli asini là, sono morti.

(e alza il volume)

31 FEBBRAIO

Foto (e disegno!) S.G.

Così febbraio appena iniziato finisce domani.

Le distanze si accorciano nel libro che ho appena finito e con le mani gelate aspetto che si allunghino le giornate.

E’ tutta una questione di misura, di ore di luce, di fantasia, per inventare la sopravvivenza di oggi, che è come colorare la noia stando dentro ai margini.

Ma è nella sbavature tutto il senso dell’esistere.

Esco dai confini della tana, come un animaletto che si è appena svegliato dal letargo; vorrei correre ma non azzardo. Prima devo rinforzarmi, nutrirmi di bontà, ho bisogno di energia altrimenti sarò il pasto facile del primo predatore che incontro. Poi, quando sarò forte abbastanza, mi metterò a correre e sarà difficile starmi dietro. Le mie incertezze sono un inganno. Che si avvicini quel tanto che basta ad illuderlo di avercela fatta , lo sorprenderò.

Questa è la regola del gioco, ma lui non lo sa, perché fa sul serio. In questa che sembra una competizione, non c’è un vincitore e un vinto. E’ tutta fatica sprecata, la sua. Non mi raggiungerà. Nella mia categoria non c’è chi arriva primo. Perché siamo tutti già arrivati da un pezzo.

E’ per questo che mi piace febbraio. Un mese di ventotto giorni, a volte ventinove, un mese corto, una pagina di calendario degna di esserlo come se ne avesse trentuno. Nello spazio bianco che resta in fondo, coloro tre giorni che non esistono, o quasi, un ventinove ogni quattro sfumature, un trenta con la lode su un libretto dove manca, e un trentuno febbraio rivoluzionario, di quelli di una volta, col pugno alzato.

CANZONE DELLA FOLLIA

CANZONE DELLA FOLLIA

Foto S.G.

Non c’è nessuno che gira per il parco

Nessuno tanto pazzo come me, che sto cercando un varco

Un buco nero per sfuggire a non so bene cosa

Un buco nero che se lo trovo poi ci pianterò una rosa

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Non ci sono pericoli, bestie feroci, che so, una mina

Anche se, sì, ci vorrebbe un’esplosione

Qualcosa che mi scuota dal mio essere un coglione

Dal perdermi senza  bussola in mezzo alla natura

Per ritrovarmi ancora incollata la paura

Che non trovo il mio posto in questo mondo maledetto

Che certi giorni sai non mi alzerei dal letto

Non c’è nessuno nemmeno un padrone con il cane

Il mio mi tiene al guinzaglio se no soffrirei la fame

Non c’è nessuno non c’è neppure una panchina

Niente di nuovo in questa gelida mattina

Solo le vecchie facce che mi dicono buon anno nuovo

E un chiocciare di galline che hanno appena fatto l’uovo

Non c’è speranza, non c’è nemmeno redenzione

Quando scegli di essere il diverso in mezzo alle persone

Non c’è nessuno qua intorno che cammina

Solo foglie e pozzanghere pezzi di legno e una lattina

Di birra doppio malto che comperi al supermercato

Che le darei un calcio per sentirmi realizzato

E invece come mi insegna la buona educazione

La raccolgo da terra e poi la butto nel bidone

Guardo l’orologio e capisco che si è fatto tardi

Devo tornare al mio posto e sopportare quegli sguardi

Non è più il tempo di sognare ad occhi aperti

Questa canzone senza musica non la suoneranno mai ai concerti

Ora mi siedo correttamente dietro a quella scrivania

E invento il mio equilibrio dentro alla follia